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Il mio primo piercing è stato un semplice foro al lobo che mi fece un amico a 17 anni. Allora non si parlava di piercing, per farlo usammo un orecchino appuntito che fu spinto attraverso l'orecchio. Un metodo rudimentale che però fortunatamente funzionò. In seguito forai anche l'altro lobo. Ero guidato da semplici motivi estetici e di trasgressione.

Anni dopo lessi casualmente il volume Modern Primitives edito da Re/Search. Fu una folgorazione. Oltre che di tatuaggio si parlava anche di piercing, arte allora underground e sconosciuta praticata in 3 o 4 studi tra gli Stati Uniti e l'Europa. Attraverso le interviste a Jim Ward di Gauntlet, Fakir Musafar ed altri, venivano spiegati i vari piercing, le loro origini, i legami con le culture tribali e vari riti di iniziazione. La rinascita moderna attraverso la cultura punk e quella gay.
Un nuovo modo di adornare e vivere il corpo.

Immediatamente mi venne la voglia di farmi un piercing al capezzolo; era la cosa che vedeva più vicino alla danza del sole, rituale degli indiani del Nord America che mi affascinava fin da piccolo. Era il '90 e in italia ancora non c'era nessuno, andai a Londra dove dopo svariate ricerche trovai Simon Westhinghouse, uno dei pochi piercer londinesi all'epoca, e finalmente mi feci il piercing al capezzolo.
Fu un'esperienza intensa, che mi fece venire voglia di saperne di più e di iniziare a farli io stesso. Avevo mosso energie ed emozioni simili a quelle usate nella performance art, di cui mi interessavo, e visto ciò che secondo me poteva esserne un completamento. La persona che si fa pirsare non è un soggetto passivo o semplice spettatore di una performance di body art, è parte attiva di una azione di trasformazione del proprio corpo, di esplorazione delle proprie emozioni, desideri e paure. Un'esperienza di conoscenza e affermazione del proprio se, di riappropriazione del proprio corpo sempre più mercificato ed anestetizzato da questa cultura.

Tornato in Italia continuai a cercare le poche informazioni disponibili, praticamente niente.
La svolta accadde nel '92 quando mi trasferii a San Francisco per raccogliere materiale per la tesi di laurea - facevo il DAMS spettacolo all'università di Bologna. Lì incontrai Erica Skadsen -ora ha Organic Jewelry - che iniziò ad insegnarmi l'arte del piercing: come si fora, le norme igieniche da seguire, il rispetto per la persona che si pirsa. Mi seguì passo a passo per vari piercing fino a quando decise che potevo proseguire da solo.
Nell'estate del '93 tornai in Italia con un po' di orecchini, aghi e pinze, iniziai quasi subito a collaborare con vari studi di tatuaggi: Body Markings di Marco Leoni e Apelles Tattoo a Bologna, Dragon Tattoo di Giulio Tommaselli a Firenze, Anonima Tatuaggi a Bergamo, Tattoo Shop di Danielino a Milano, ed altri.
All'epoca eravamo 3 o 4 piercer in tutta Italia.

Nel '94 partecipai al 2° Festival di Erotica a Bologna e alla 2a Convention Internazionale di Tatuaggi organizzata da Marco Leoni a Bologna.
Nel '95 andai in India con Leoni e Andrè Meyer uno dei precursori del piercing in Brasile. In quell'anno e in quelli seguenti partecipai ancora alle convention di tatuaggi di Bologna e Rimini, occasioni di incontro e scambio con altri piercer e persone dedite alla body art, in particolare con John Lomax e Fido della Wildcat Collection. Nel frattempo cercavo di mettere le mani su quanti più libri e riviste, specialmente stranieri, parlavano di piercing e varie modificazioni corporali sia nelle culture tribali sia in quella moderna. Su quei testi trovai sia informazioni tecniche sia conoscenze per approfondire il lato spirituale e storico.

All'inizio del '96 andai in Tailandia, dove nel nord visitai tribù che ancora oggi portano i fori ai lobi allargati e potei ammirare e comprare alcuni dei loro gioielli. Lavorai a Kho Pangan e a Bangkok da Jimmy e Joy Wong.

Tornato dall'oriente aprii Zona Alterazione Corpo a Bologna, il 2° studio di body piercing in Italia. Lì ho cercato di creare un ambiente che fosse al tempo stesso sterile e suggestivo, con l'arredamento ispirato allo stile industrial-tribale del gruppo di performance Mutoid Waste Company. In quegli anni partecipai anche a varie trasmissioni televisive sia locali che nazionali - Approfondimenti con Gene Gnocchi, Dove vanno i Pirenei, Italia in Diretta con Alda d'Eusanio - dove eseguivo piercing e parlavo della sua storia e cultura.

Nel '96 tornai in Tailandia e da lì in Malesia per vedere con Erica Skadsen il Thai Pusam: festival della comunità indiana Tamil in onore di Murugan,dove decine e decine di fedeli si forano il corpo per appendervi offerte rituali, tirare carri che portano alla divinità danzando per chilometri. L'adorazione della divinità attraverso il corpo. Un'esplosione d'energia e gioia talmente incredibili che tornai a vederlo anche gli anni seguenti. Spinto da quello e da un incredibile Fakir Show della Wildcat ho iniziato a fare i primi esperimenti di fachirismo, mettendo dei ganci nella schiena e tirandoli con delle funi. In quel periodo ho iniziato anche le prime esperienze con altre forme di body art come la scarificazione, branding, implant. Nell'estate del '98 durante la Lifestyle Convention a Riccione feci una performance con Angela e Tota che mischiava piercing rituale, scarification e branding.

Nel dicembre 2000 ho fatto una sospensione ad un free party a Milano, in una situazione dai forti richiami tribali e non di spettacolo, cercando di ispirarmi a ciò che avevo vissuto in Asia.

Alla fine del 2001 ho chiuso la sede di Zona Alterazione Corpo e sono tornato a lavorare nomade e free lance, mantenendo però lo stesso nome visto che il concetto di zona è qualcosa di mobile come insegna Hakim Bey.
Nel 2002 ho fatto un'altra sospensione pubblica a SQOTT a Milano.